mercoledì 7 settembre 2011

NON SO VOI, MA A ME E' DISPIACIUTO!

Ho visto che si sono concluse le finali del calcio a 11 "maturi" a Bellaria, con la vittoria dell'Emilia Romagna sulla Toscana. Si danno il cambio; mancava la Lombardia, per completare il cerchio delle squadre vincitrici, anno dopo anno. Noi, purtroppo, tranne qualche anno, non abbiamo fatto risultati importanti. Lo scorso anno e tre anni fa, c'è stato il "rischio" di poter raggiungere le semifinali. Sarebbe stato un riconoscimento giusto, perchè il livello tecnico, con la presenza di alcuni giocatori, si era innalzato. Ma non posso dimenticare quando siamo andati la prima volta e ci chiamavamo "Don Pino Puglisi", facendo paura all'Emilia Romagna, pareggiando con il Lazio e perdendo pesantemente con la Lombardia. Ma avevamo una squadra di ragazzini, tranne tre o quattro più grandi. Ricordo Gennarino Genes, uno dei più piccoli, anche di statura, che sembrava Garrincha e sulla fascia ha fatto "vomitare" il diretto avversario - ancora probabilmente, lo cerca. Andare a Bellaria è sempre stata una bella esperienza. Spero che il prossimo anno possiamo ritornarci, perchè quest'anno, visto che siamo andati consecutivamente dal 2005, nei giorni di settembre, mi sentivo strano, mi mancava qualcosa. E' vero che ormai conosciamo tutto, ma sono 5 giorni di relax, salvo le consuete polemiche per le vittorie mancate. A prescindere da Bellaria 2012, mi piacerebbe che quest'anno riusciamo a giocare di più, a fare gruppo, perchè, per fortuna, nonostante la squadra sia "un porto di mare", ci sono ancora elementi importanti, sia dal punto di vista tecnico che umano. Vorrei lavorare soprattutto su quello umano, viste certe interferenze degli anni passati. Scusate, ma sarò ripetitivo: io ci tengo alle vittorie e anche alle sconfitte, l'importante è non dover recriminare su nulla. Certi calcoli, certe strategie, certe comparanze non mi appartengono, così come a buona parte della squadra. Mi piace il paragone dell'arrembaggio, a viso aperto, poi vinca il migliore. Ritengo che ognuno giochi come sa, chi ha avuto la fortuna di imparare da ragazzino, bene, chi no, come me, che giocava nelle piazzette, ha dovuto fare di necessità virtù. Mi piacerebbe che continuasse quello spirito, quando ci sentivamo felici con poco, anche se al posto del palo, c'era una pietra e tiravamo calci con le scarpe e i vestiti che usavamo per andare a scuola.
MASSIMO NATOLI

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